Un Saggio sul movimento dell’Afgano


Un Saggio sul movimento dell’Afgano

Traduzione amatoriale

Titolo noriginale:

An Essay on Afghan Gait, di Terrence Wilcox – Alaqadar Kennel

http://www.afghanhoundsoz.com.au/Afghan_Gait.htm 

Trovare l’appropriata combinazione di parole per definire il trotto del Levriero Afghano è un impresa insieme stimolante e difficile. Questo infatti è composto dall’unicità dell’evoluzione strutturale della razza e dalle contraddizioni alla convenzionale struttura e locomozione canina.

Per poter delineare le molteplici e considerevoli differenze nella struttura dell’Afghano userò come termine di paragone il Saluki, un cane del deserto facilmente relazionabile all’Afghano stesso.

Lo standard del Saluki utilizza le parole “moderato e moderazione” non meno di otto volte (standard inglese). Essendo un cane del deserto, la natura ha fatto evolvere questa razza per efficienza di andatura e velocità, con moderate angolazioni e lunghezza degli arti. Il termine “andatura efficiente” può essere descritta come “ percorrere la massima distanza con il minimo sforzo e dispendio di energie”, in altre parole gli arti anteriori e posteriori lavorano tra loro in perfetta armonia e utilizzano alla stessa maniera la spinta e l’allungo con pochissima o nessuna esagerazione dell’andatura (recentemente molti Saluki da show sono allevati con un movimento esagerato che farebbe orgogliosi molti Afghani).

Lo standard dell’Afghano diversamente da quello del Saluki, richiede una struttura dello scheletro “con arti lunghi ed angolati” ( un cane che stia nel quadrato ma che abbia arti lunghi ed angolati). Non definisce la lunghezza del corpo. Se torniamo agli Afghani importati originariamente e li confrontiamo con i cani che risiedono in Afghanistan in tempi recenti misurandone le dimensioni, scopriamo che questi cani sono cambiati leggermente, rispetto agli originali cani di Bell Murray di pressappoco 85 anni fa. Da questo concludiamo che l’Afghano dovrebbe stare nel quadrato (alto quanto lungo).

Lo standard inglese definisce l’andatura “ sciolta e molleggiata con uno stile di alta classe”. Lo standard FCI usa le stesse parole. Lo standard americano segue dicendo “ Quando si muove libero l’Afghano muove al galoppo, mostrando grande elasticità e molleggio con il suo allungo sciolto e potente.

Quando è al guinzaglio, l’Afghano può trottare velocemente, camminando dà l’impressione di coprire l’orma del piede anteriore con il piede posteriore, entrambi estremamente allungati in avanti.

Si muove con la coda e la testa alte e l’apparenza generale è di grande fascino e stile”.

Lo standard canadese si uniforma dicendo  “ quando corre libero l’Afghano corre al galoppo, mostrando grande elasticità e molleggio con il suo allungo sciolto e potente”. Come abbiamo potuto notare sono state catturate alcune parole per definire adeguatamente l’Afghano su diversi terreni…

La chiave per capire il trotto dell’Afghano è apprezzare l’apparente paradosso che la natura ha creato. E’ come il proverbiale calabrone, che si dice contraddica le leggi dell’aerodinamica e non dovrebbe essere in grado di volare, ma per come vanno le cose, si sono dimenticati di dirlo allo stesso calabrone! Una simile analogia si può fare con l’Afghano, qui abbiamo un levriero, una creatura destinata a vivere nei più aspri altipiani, dove sopravvivere è un impresa, e la natura si prende il suo tempo per far evolvere un animale pieno di esagerazioni e fattori al limite dotando questo levriero di qualità e caratteristiche così uniche, tanto per fare di questo ibrido canino una contraddizione virtuale in termini reali.

Il trotto tradizionalmente è un andatura naturale, e utilizzata dai giudici come quella più appropriata per valutare il bilanciamento generale di ogni soggetto esposto, allora perché l’Afghano è diverso? L’evoluzione normalmente crea un alto grado di efficienza sulla forma e la funzionalità di ogni razza.

Nel caso dell’Afghano, è stato il percorso evolutivo che ha richiesto un alto grado di agilità con la capacità di attraversare lunghe distese di terreno impervio ad alta velocità per provvedere alla  sopravvivenza dei soggetti, questa sua unica caratteristica è piuttosto evidente quando lo si paragona al Saluki. I piedi dell’Afghano sono particolarmente larghi, i pastorali sono lunghi ed inclinati, l’omero è lungo e ben sotto il corpo, l’angolo di apertura della scapola è piuttosto ampio per consentire una fondamentale libertà di azione. Tutto l’assemblamento dell’anteriore è disegnato per un totale assorbimento dei contraccolpi  ad alta velocità, molto di più che in qualsiasi altra razza. Il treno posteriore è altrettanto unico, la fascia pelvica è inclinata con le ossa iliache prominenti, l’attaccatura della coda è piatta e non troppo alta, la coscia è molto lunga, e molto ben angolata, i garretti sono bassi, e disegnati per completare il posteriore. La struttura dell’ Afghano è diversa ed il trotto più esagerato per le sue capacità di coprire tanto terreno.

Anche quando l’Afghano galoppa il movimento del  pastorale e dell’omero in congiunzione con il baricentro più interno al suo corpo, è superiore comparato con quello di altri levrieri. Il trotto dell’ Afghano è ugualmente unico per la necessità di coordinare effettivamente l’abbondanza di angoli e lunghezza degli arti. La natura ha creato uno stile di andatura che è stato chiamato “ trotto di ricognizione” . La testa è portata alta come se il levriero stesso si sollevasse nel trotto, dà l’impressione di un andatura sciolta e molleggiata oppure fluttuante, con una spinta e un allungo senza sforzi. Quello che lascia impressionati è la cadenza dell’ andatura di un Afghano ben bilanciato. La cadenza (simmetria) c’è quando il trotto è di moderata velocità e la spinta e l’allungo finalizzano ogni movimento simultaneamente e danno l’impressione di avere una pausa prima che l’arto si contragga per un nuovo passo. A questo punto del movimento il cane è alla sua massima elevazione, l’elevazione adesso recede con l’arto che si contrae per il prossimo passo. Da notare è come l’elevazione ha un leggero molleggio e come gli arti siano dritti per l’estensione totale (non piegati sui gomiti) . E’ anche da notare come il cane sia squadrato e la capacità di coprire terreno sia relativa alla sua lunghezza. Un altro punto importante è il baricentro, notate come in questo levriero la cavità toracica e la dorsale sono spinte dalla forza dei pastorali prima che il posteriore spinga il cane, permettendo all’arto posteriore di appoggiarsi nello stesso punto del piede anteriore, e creando il tipico trotto fluttuante, questo richiede veramente un incredibile coordinazione.

Questo tipo di trotto “volante” richiede un esatta coordinazione. E’ come se l’intero movimento fosse controllato dal cervelletto.

Il cervelletto (un piccolo organo localizzato alla base del cranio) è quell’organo responsabile di controllare la miriade di muscoli che si contraggono e si rilassano simultaneamente in una sequenza ben precisa per mantenere un andatura efficiente e per incrementare l’abilità di attraversare terreni impervi.

Non si sa molto di questo complesso ed incredibile organo e che tipo di importanza abbia la sua ereditarietà, certo è che la natura ha adattato questo organo alla stravaganza dell’Afghano, dotandolo di trotto assolutamente unico.

Negli Afghani, la velocità del trotto aumenta finché la simmetria e l’equilibrio non vengono compromessi. Capita che ambino o steppino se il soggetto non è dotato di un eccezionale coordinazione che è donata solo ad una piccola percentuale di Afghani. Questi Afghani saranno quelli che porteranno avanti il “trotto volante”.

La simmetria dell'andatura è quel che si valuta misurando gli angoli dell'estensione maggiore.

Per stabilire la simmetria, si tracci una linea perpendicolare dal piede attraverso il garretto, dal ginocchio all'acetabolo e ancora una linea complementare dal piede anteriore attraverso i pastorali (metacarpi) il gomito e attraverso la mediana della scapola.

Questi aspetti hanno merito di per se stessi e serviti al meglio da altri.

Il levriero Afghano è una razza naturale evolutasi attraverso la simbiosi venutasi a creare con le tribù Beduine e Afgane dell'Asia centrale e paesi limitrofi.

Sono convinto che tutti noi abbiamo un dovere culturale nel continuare a preservare questo magnifico levriero.

Basterà considerare qualsiasi razza costruita dall'uomo per valutarne la predisposizione all'impoverimento genetico.

E' mia speranza che le foto qui pubblicate svieranno le molte discussioni riguardo struttura e anatomia, dato che esse si pongono come una sfida alle convenzioni del comune intendimento. Queste foto appartengono al Sig. Wahab Kamal della provincia di Wardak situata a circa 70 miglia a sud-ovest di Kabul e ritraggono i suoi levrieri e altri nella zona.

Si prendano bene in considerazione, sono levrieri che lavorano e dovrebbero far riesaminare ad allevatori ed amatori le proprie impressioni.

Si immagini inoltre l'impatto che avrebbe l'importazione di tre di questi levrieri Afghani donatori di nuovi impulsi all'Afghano occidentale, producendo un qualche beneficio reciproco.

"Niente ottiene successo come l'eccesso", faceva osservare Oscar Wilde. Mi domando se abbia mai visto un Afghano?