Alcune considerazioni sulla consanguineità


12 May
12May

Pubblico questo articolo, nell’ottica e nella speranza che l’utilizzo della consanguineità, in allevamento, sia fatta con giudizio e moderazione.


Oggigiorno per stabilire se un cane è di razza, il documento che lo comprova è il pedigree (rilasciato da un ente riconosciuto che per noi in Italia è l’ENCI), che prova l’appartenenza alla razza degli antenati presenti nel documento.

Per la maggior parte delle razze, la loro nascita deriva da un numero limitato di capostipiti che sono stati valutati da esperti per permettere la stesura dello standard. Alcune razze hanno origine da una sola coppia in quanto, per vari motivi, non risultava possibile il reperimento di una monta o la ricerca di un nuovo riproduttore.

Le caratteristiche di ogni individuo sono scritte nei geni e comunque ciò che un individuo è in grado di trasmettere, non sempre corrisponde a ciò che manifesta; occorre fare una distinzione fra GENOTIPO e FENOTIPO.

Per FENOTIPO si intende l’insieme delle caratteristiche genetiche visibili. Per GENOTIPO si intende l’effettiva composizione delle informazioni genetiche di un individuo, comprese quelle che non vediamo e quindi nascoste ma che comunque possono essere trasmesse alle generazioni future.

A volte i figli non somigliano ai genitori e questo è dato dal fatto che i geni (le informazioni del DNA) sono doppi e cioè vengono ereditati a coppie da entrambi i genitori, ed ogni coppia è formata da un gene ereditato dal padre ed uno dalla madre.

La consanguineità, è la presenza di medesimi geni in un individuo che risultano dall’accoppiamento di due soggetti che sono imparentati fra loro. Se quindi, la parentela fra due individui è stretta, la consanguineità nell’accoppiamento sarà alta. Accoppiando fra loro individui molto imparentati, è più facile raggiungere l’omozigosi e cioè avere due geni identici per una caratteristica; questa operazione è stata la base ed ancora è la base per fissare alcune caratteristiche volute.


La selezione in consanguineità più o meno stretta ha delle controindicazioni, in quanto non si è sicuri che il lavoro fatto possa fissare solo i caratteri desiderati ma ci sono serie possibilità che vengano a fissarsi anche caratteri non desiderati, ed anche patologie. Le patologie, pur essendo recessive, se presenti in entrambi i genitori, possono comparire nei figli. E’ probabile che nascano dei portatori sani di difetti e tare ed i portatori sani, se accoppiati fra loro, possono dare vita a figli malati.


L’accoppiamento in costante consanguineità fa progressivamente perdere di variabilità genetica e quindi un costante indebolimento genetico che a lungo andare fa perdere numerosi geni che non si potranno più recuperare; si perderanno così molte qualità naturali e si arriverà alla degenerazione irreversibile del patrimonio genetico.

In allevamento, una volta che viene raggiunto un buon livello di soggetti in standard, sia morfologico che caratteriale, continuare ad accoppiare soggetti in consanguineità, quasi certamente significherebbe andare a ricercare quello che di sbagliato c’è nel corredo genetico e quindi non dobbiamo più pensare di eliminare caratteristiche indesiderate dal genotipo, ma invece riprodurre dei soggetti che siano corretti per fenotipo.  Come detto sopra, insistere in accoppiamenti con elevata consanguineità, causa impoverimento genetico, spesso danno origine a soggetti meno longevi, più cagionevoli di salute e meno fertili.

Beninteso che nel pedigree avere qualche antenato doppio, non significa avere un cane a rischio di patologie. Importante è che oltre alla consultazione dei pedigree, pianificando un accoppiamento, si valutino anche le reali caratteristiche dei soggetti candidati; inteso che si dovrebbe avere una idea di obiettivo morfologico e caratteriale e che quindi poi si vorrebbe avere nei cuccioli.

Per diverse razze, esistono dei database di archivio che permettono di analizzare il pedigree dei singoli soggetti, oppure di analizzare il pedigree di una futura cucciolata in programma che normalmente tiene conto degli antenati comuni almeno fino alla 5° generazione ed oltre. Si può controllare il pedigree del cucciolo ed avere il calcolo del COI (Coefficient of Inbreeding) o Coefficiente di Inbreeding che in sostanza è il suo Coefficiente di Consanguineità. Il COI rappresenta la percentuale dei geni omozigoti provenienti per ascendenza comune, presenti nel suo DNA. Se il COI è più tanto elevato, tanto più si avranno antenati comuni ai due genitori; un COI alto, indice di alta consanguineità, oltre alla comparsa di tare, anche caratteriali, può portare alla “depressione da consanguineità” (collo-di-bottiglia) i cui effetti sono la diminuzione delle difese immunitarie e la riduzione della fertilità e della prolificità. Gli esperti raccomandano un COI che non superi il 6% in 5 generazioni.

Nei database di archivio della razza è possibile, inoltre, conoscere un altro importante parametro, l’ AVK o ALC (Ancestor Loss Coefficient), che viene calcolato almeno su 5 generazioni e ci dà la percentuale di presenza di un antenato nel pedigree. Se gli antenati sono presenti una sola volta nel pedigree, quel soggetto avrà un ALC uguale al 100%; ovviamente i pedigree consultati nel database devono essere completi per le generazioni consultate. Tanto più è alto l’ALC, tanto più ricco e variato sarà il patrimonio genetico, viceversa, minore è l’ALC e tanto maggiore sarà l’impoverimento genetico. Il valore dell’ALC è importante nella selezione, in quanto ci permette di conoscere la ricchezza del patrimonio genetico di un soggetto.

E’ importante conoscere i valori del COI e dell’ALC perché un COI alto ed un ALC basso, ci conferma che abbiamo una eccessiva riduzione di variabilità genetica con gli effetti di cui sopra.

Altra considerazione importante è che non bisognerebbe fermarsi solo alla effimera visione del fenotipo, il complesso dei caratteri visibili, del cane che si impone alle esposizioni anche se sono le più difficili ed impegnative della propria razza, raggiungendo un apprezzamento più che altro commerciale; occorre valutare, se possibile, la sua discendenza. Molto apprezzabile è l’efficacia sessuale nei maschi e l’istinto materno nelle femmine, la prolificità, la predisposizione alla immuno-resistenza verso le principali malattie, l’attitudine, il comportamento, e per queste ultime due doti, che sono ereditabili, dovranno essere considerate solo quelle naturali e non deviate da condizionamenti ed addestramenti. I test fatti ai singoli soggetti riproduttori, vengono normalmente intesi come garanzia di esenzione, dalle affezioni testate, nei cuccioli discendenti; questa garanzia non può esistere considerando un solo soggetto esaminato nella famiglia di appartenenza. Occorre conoscere il grado di esenzione sia dei fratelli e sorelle e magari anche quello dei genitori ed eventualmente, qualora avesse riprodotto, conoscere il valore di esenzione dei figli. Normalmente questo non avviene per varie motivazioni.

Detto questo vorrei capire perché per chi alleva con i criteri del pedigree che vado ad  inserire qui di seguito, debba avere un senso di credibilità che forse è dovuta all’ignoranza di chi acquista soggetti con un pedigree ufficiale ma ignorando i pericoli a cui va incontro. Questa cucciolata, volutamente sostituisco i nomi ufficiali con le lettere, ma che comunque è stata dichiarata alla fine dello scorso 2019, e presenta una genealogia così composta:


Questo sarà il pedigree dei nuovi nati. Si vede il “lavoro” fatto nelle 5 generazioni. Precisamente il padre è figlio di due fratelli e la madre è figlia del bisnonno paterno e della bisnonna materna.

Il COI su 7 generazioni è del 32,07%

L’ALC in 7 generazioni è del 64,6% con una perdita di 164 antenati su un numero massimo di 254

In questo caso il patrimonio genetico è stato cancellato quasi al 50%.


Le mie domande sono:

Considerando che la razza in questione NON è una razza rara, ma ha un altissimo numero di estimatori nel mondo, è giusto che non ci siano controlli in questo senso?

E’ giusto che nessuno controlli questo genere di “lavoro” e comunque venga rilasciato un pedigree valido a tutti gli effetti, anche per la riproduzione?

E’ giusto che persone con queste idee diventino allevatori ufficiali?


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